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Nei giorni scorsi in compagnia di ospiti
venuti per scoprire il Val di Noto, si parla
di prodotti d’eccellenza del nostro territorio
e nasce il desiderio di apprezzare il Nero d’Avola.
Oggi a Noto quando si parla di Nero d’Avola si
pensa a Bufalefi: centro di produzione
della DOC Eloro. Si telefona al
proprietario e si va a Bufalefi, feudo della
famiglia Modica che si trova in territorio di
Noto, nelle immediate vicinanze dell’oasi
naturale di Vendicari.

Felice Modica e la moglie Flavia Franza fanno
gli onori di casa e ci danno ospitalità
all’interno della residenza di Bufalefi:
l’atmosfera , la luce , i colori e la calda
accoglienza dei Modica ci conquistano. Ci
sediamo sul bellissimo terrazzino, da cui si
gusta fino ai confini dell’orizzonte il feudo di
Bufalefi, e all’ombra di un tetto di viti Felice
Modica ci parla della storia di Bufalefi ma
soprattutto del legame della sua famiglia per
Bufalefi.
Il nome Bufalefi deriva dall’arabo, dove
il prefisso Bu indica la paternità e rimanda al
soprannome, ovvero al Kunya, il tecononimico
onorifico frequente nella onomastica araba.
Sono gli arabi a trasformare la Sicilia in un
vero e proprio giardino, con loro infatti
arrivano in Sicilia arance, limoni, gelsi, palme
etc e il frazionamento della terra che consente
una migliore coltivazione. Dell’ingegno arabo
resta, a Bufalefi, un vecchio pozzo con una
serie di cunicoli scavati nel tufo, esempio
unico delle brillanti opere di irrigazione
lasciate dagli arabi.
Il feudo di Bufalefi è esteso per 932 ettari e
si divide in due parti: Bufalefi di Sotto che un
tempo apparteneva alla famiglia Impellizzeri
Baroni di S. Giacomo; Bufalefi di Sopra che
apparteneva ai Rau Marchesi della Ferla. Nel
1675 Giuseppe Rau, sposa Isabella Impellizzeri
a cui passerà la proprietà del mezzo feudo di
Bufalefi. Sono gli Impellizzeri, signori di
Bufalefi tra il XVII e XVIII secolo, a
ricostruire a Bufalefi di Sotto il grande Casale
distrutto dal terremoto del 1693 e il loro
ricordo è inciso sulla campana della chiesa su
cui si legge: D. Antonio Impellizzeri e Statela
1735. I Modica baroni di Meti, Santa Domenica e
San Giovanni feudatari nel XII secolo, di
origini normanne si legano a Bufalefi dalla fine
del XVIII secolo, subentrando con una perpetua
enfiteusi. Nel 1782 Antonino Modica è nominato
arrendatario. In questo modo rileva alcuni
terreni a Bufalefi di Sopra. I Modica con il
feudo proprio non c’entrano eppure fin dal primo
incontro nasce un’attrazione fatale per Bufalefi
e la famiglia fa di tutto per ottenere la
proprietà del feudo. Raggiungeranno l’obbiettivo
sul finire dell’ottocento. Infatti alla fine
dell’ottocento tutto Bufalefi , più l’ex feudo
di Buonivini appartengono ad Antonino Modica
Nicolaci. Da un documento del 1811: Bufalefi di
Sopra risulta esteso per 487 ettari; Bufalefi
di Sotto per 445 ettari, Benuini per 148 ettari.
Si tratta di terreni molto produttivi,
coltivati a grano, mandorli, olivi e vigne. Una
parte è destinata alla caccia e questa
sopravvive ancora oggi con macchia
mediterranea, isola nel mare della serricoltura
in plastica.

Oggi dopo duemila anni i mandorli, gli olivi
e le vigne costituiscono le radici portanti del
feudo. Le vigne presenti sono in grado di
distillare nettari inimitabili. Le viti sono
lasciate crescere a contatto con la terra per
aumentare il grado alcolico e zuccherino. Alla
vite segue ulivo che arricchisce questa terra da
secoli con la sua magnificenza e un olio
impregnato di profumo. Dalla tenuta di
Bufalefi proviene la maggior parte dell’olio
extravergine di oliva della sottozona Val
Tellaro della DOP Monti Iblei premiato e molto
apprezzato. Le mandorle sono: pizzuta,
fascionello, romana prodotti insostituibili per
le creazioni dolciarie.
Antonino Modica Nicolaci è il fondatore
dell’attuale cantina costruita nel 1879.
L’antico palmento è parte integrante del
caseggiato settecentesco. Ad Antonino subentrano
i figli Giovanni e Felice e poi nel novecento i
fratelli Nino e Giovanna. La riforma agraria
mette in ginocchio la famiglia Modica. Bufalefi
è teatro di occupazioni contadine.
Centosessantotto ettari vengono espropriati e
come dice oggi Felice sarebbe interessante
accertare in quali mani siano finite e quale
spinta produttiva abbia fornito la riforma
all’economia locale. Nino Modica cambia
registro. Assistito da Cesare Leone e
consigliato dalla madre comincia a meccanizzare
i processi di produzione e raccolta e a
diversificare le colture. Viene impiantato un
frantoio moderno, la cantina si aggiorna con
macchinari nuovi ancora funzionanti e si
impiantano agrumeti. Si avvia la vendita del
vino sfuso il sabato mattina lo si fa ancor oggi
e la gente fa la fila per acquistare. Nonostante
alcuni errori, malgrado la nuova legge sui patti
agrari che abolisce la mezzadria Nino Modica
riesce a mantenere il feudo con una dimensione
di 300 ettari e indebitandosi pure. Bufalefi
viene sempre prima di tutto.
Nel 2001 muore Nino e subentra Felice che con
Bufalefi c’entra poco. Ma come dice lui, oggi,
sono qui al mio posto. E’ stato il mestiere di
imprenditore agricolo a scegliermi non il
contrario. Confessa che fa del suo meglio e
oggi produce olio DOP e vino DOC.
Vino che non era guardato di buon occhio in
famiglia relegato fra le cose sconvenienti,
vietato perché di troppo interesse; olio, lui
che fino a 41 anni detestava l’olio d’oliva,
perché come dice aveva conosciuto solo pessimi
oli, cedendo al peggiore dei provincialismi:
quello che porta a trascurare le proprie
origini, a sottovalutare ciò che si ha e quindi
a non capire ciò che si è. Chi non ama l’olio,
dice, è perché non conosce l’olio buono.
Oggi l’azienda è affiliata alla Corporazione
dei Mastri Oleari. Ha una cantina dell’olio
all’avanguardia e si sta rinnovando la cantina
del vino. Si stanno automatizzando le
coltivazioni tenendo però alta la qualità dei
prodotti. Si colgono mandorle e olive e si
ripristinano i vigneti. Tutto sotto la
consulenza di grandi enologi e di eccellenti
agronomi. Si vende in tutto il mondo e
soprattutto si lavora duro. E principalmente
come dice felice Modica l’entusiasmo che i figli
Alessandro e Giulia mostrano per questa
attività lascia credere che per qualche altra
generazione ancora i Modica saranno legati a
Bufalefi |