Riconoscimento a Ferdinando di Borbone
“RESTAURATORE DELLA PATRIA”
La giunta municipale, con delibera del 17 aprile, ha accolto la
proposta dell'assessore alla cultura del comune di Noto Avv.
Francesco Balsamo di apporre a Ferdinando II di Borbone
una lapide commemorativa nella piazza Stella Maris di
contrada Calabernardo, nella facciata del Dott. Salvatore
Mortellaro che ha immediatamente aderito alla richiesta di
concedere l'autorizzazione e che durante la celebrazione è stato
ringraziato pubblicamente dall’assessore alla cultura.
Sabato
pomeriggio 10 maggio 2008 è stata scoperta la lapide a Re
Ferdinando II di Borbone. Non è stato un buon pomeriggio da un
punto di vista climatico, vento forte e freddo ha scoraggiato
una più numerosa partecipazione di pubblico, si era in pochi ma
buoni, come è stato detto da alcuni presenti.
Sono intervenuti
solo per citare qualcuno: il Vicesindaco di Noto Francesco
Carestia, gli assessori Avv. Balsamo, Caruso, Tordonato, il
Presidente del Comitato di Calabernardo, il Parroco della
Parrocchia di Calabernardo (chiamata dai netini “Balata” )
dedicata a S. Guglielmo etc.Prima della cerimonia di scopertura
ha preso la parola l’assessore Balsamo che ha spiegato le
motivazioni della posa della lapide. L’idea è nata – ha detto-
quando il comitato ha chiesto al Comune di Noto di apporre la
toponomastica alla contrada di Calabernardo (ricordo che il
viale principale della contrada è stato intitolato a Ferdinando
II).
Quindi si è
pensato di dare un giusto riconoscimento anche se molto tradivo,
al Re Ferdinando II di Borbone. Indipendentemente dal giudizio
storico sul regime borbonico, che la storiografia moderna sta
rivalutando, il regno di Ferdinando è stato per Noto un periodo
molto positivo. Il Re è chiamato dai netini del tempo “Il
Restauratore della Patria”
perché fu colui che nel 1837 restituì alla città di Noto il
rango di Capovalle che le era stato tolto, dopo 9 secoli, con la
riforma del 1817; nel 1844, concedendo al Papa il regio assenso
(allora necessario) rese possibile l'erezione della Diocesi di
Noto(antica aspirazione dei netini fin dal 1400) donando al
nuovo Vescovo mons. Menditto la Regia Abbazia di S. Maria
dell'Arco con le sue rendite, al fine di costituire la mensa
vescovile.
Il ritorno di Noto al rango di “Capovalle”
favorì una serie di manifestazioni e di
interventi di decoro urbano molto concreti: La Biblioteca, la
Porta Reale chiamata Porta Ferdinanda; la statua del Re
sistemata in quella che era chiamata “U Tunnu Re” cioè la
Rotonda del Re oggi piazza Landolina; il Teatro e tutta una
serie di veicoli viari ancora esistenti e efficienti.Lo stesso
sovrano negli
anni 1837-38 per ben quattro volte, con la regina e il seguito,
venne a visitare Noto, sbarcando a Calabernardo (allo scalo di
Balata) ed ospitato negli appartamenti detti "reali"
all'interno del Palazzo Landolina dei Marchesi di S. Alfano.
Queste quattro visite mettono in luce
la grande considerazione che il Re aveva
per Noto, città che ricambiò questa considerazione con una
assoluta fedeltà causa dopo l’unità d’Italia della perdita del
capoluogo a favore di Siracusa.E'
questo, come ha sottolineato assessore Balsamo un doveroso atto
di riconoscenza della città di Noto ad un Sovrano che la
beneficò più volte a distanza di quasi due secoli dall'unità
d'Italia.
Noto da, quindi, un piccolo contributo ad una rilettura positiva
della storia dei Borboni.
La lapide è stata scoperta dal Vice-Sindaco Carestia fra gli
applausi dei partecipanti. Alla fine della cerimonia è stato
distribuito un opuscolo che descrive le quattro visite di Re
Ferdinando a Noto.