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Verso la fine del
settecento Noto, uno dei centri più importanti
del Val di Noto, distrutta dal tremendo
terremoto del 1693, risorge a nuova vita e il
suo piano urbano è definito. Si conclude una
meravigliosa fioritura architettonica che ha
visto impegnati ben tre generazioni di
architetti e d abili artigiani. Riprende pian
piano la vita di ogni giorno. La dinastia
Borbonica salita sul trono di Sicilia,
contribuisce alla rinascita economica della
città con un gran numero di concessioni e
privilegi. Particolare importanza assume
l’istituzione da parte di Carlo III del “Consolato
del Commercio (1748) con giurisdizione su
ben 13 comuni del Vallo " i campi della nuova
città irrigati dal fiume Asinaro sono oltremodo
fruttiferi e ricchi". Rifioriscono in questa
fase le tradizioni culturali e torna a riunirsi
l’Accademia dei trasformati, mentre il
barone Antonino Astuto crea un museo con
medagliere, biblioteca e pinacoteca, vanto della
città e meta di numerosi studiosi. Nel 1788
Noto ottiene grazie alla liberalità di
Ferdinando I il riconoscimento del Titolo ed
Onori di Senato per il Magistrato urbano.
Nel 1813 ottiene il Distretto militare con la
presenza di una compagnia. Il 13 agosto 1837
l'Alto Commissario, Marchese Del Carretto ordina
il trasferimento a
Noto del Capoluogo
e dei tribunali, nominando intendente
provvisorio il Marchese di S. Alfano, Pietro
Lanolina. Il 23 successivo, Ferdinando II
ratifica l'operato del suo ministro. La
gratitudine della città è subito pronta e si
chiede il permesso di realizzare una statua
al Re (7 settembre 1837). La
statua del Re, in figura
di Imperatore romano,
viene
commissionata a Tito Angelini, e posizionata di
fronte a palazzo Landolina, nel quale la coppia
reale per ben tre volte (1838 –1844) viene a
dimorare ospite dei Marchesi di S. Alfano (in
storia della città di Noto di S. Russo Ferruggia
c'è la bella descrizione delle visite reali
“Le loro maestà entrarono a Noto all’ora una e
mezza pomeridiana. Smontarono da carrozza a piè
della gradinata del Duomo dove ad attenderli
stavansi i magistrati, le autorità tutte, il
capitolo e il popolo in festa”). Noto
abbellisce il suo volto costruendo all'ingresso
della città la
Porta Reale
così chiamata perché fatta costruire in
previsione della prima visita a Noto del re
Ferdinando II. Vengono livellati il Corso
" Il Cassero" e
l'attuale via Cavour per collegare meglio la parte
bassa della città con la parte alta.
Nascono istituzioni culturali con il bene
placido dei Borbone: la
Banda Musicale
nel 1840; la
Biblioteca
nel 1847; il
Liceo
voluto
dall'intendente della provincia Salvatore La
Rosa nel 1849. Viene costruito lo
scalo di Calbernardo
di cui si intuisce la necessità e l’importanza
per il rilancio del commercio. In quegli anni
Noto, appagando la sua antica aspirazione,
diventa
Sede Vescovile
con la bolla “Gravissimum sane” del 15 maggio
1844 di Gregorio XVI e la chiesa madre diviene
Cattedrale con giurisdizione su 14 comuni, il
primo vescovo Mons. Menditto
1844-1850 stabilisce la sua sede in S. Maria
dell'Arco. In questi giorni 6 ottobre 2007 Mons.
Mariano Crociata è stato solennemente ordinato
"Decimo Vescovo della diocesi di Noto". Il
Cavaliere La Rosa fu, anche, promotore della
costruzione del
Teatro Comunale
che vede la luce nel 1860. Per non parlare del
sistema stradale
che prima dei Borbone era costituito da semplici
"trazzere" piste naturali, fu
l'amministrazione Borbonica ad avviare, non solo
a Noto ma in tutta la Sicilia, un piano di
costruzione di strade carrozzabili dando così
inizio alla realizzazione della rete stradale
siciliana. Uno degli esempi più belli, nella
zona di Noto, è la strada che collega Noto con
Palazzolo Acreide dove c'è un bellissimo ponte
dell’ottocento chiamato popolarmente "
Ponte di Castagna"
( Maggiori notizie su questi aspetti si trovano
in "Contributi alla Geografia Storica dell'Agro
Netino" atti delle giornate di studio promosse
dall’I.S.V.N.A , Noto Palazzo trigona 29-31
maggio 1998). E’ quindi grazie
all’amministrazione borbonica che Noto gode del
periodo di maggiore prestigio nei tempi moderni,
ascesa e che è legata alle fortune della
dinastia. Con l’unità di’Italia il parlamento di
Firenze, mettendo il luce la grande fedeltà di
Noto alla monarchia borbonica, vota il
trasferimento del capoluogo a Siracusa con lo
spostamento definitivo dell’asse politico."
Corrado Arato
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