Esiste un rischio fallimento per
il Credito Siciliano?
E' quanto emerge da uno scoop del
giornalista Maurizio Blondet, anche se la
notizia è stata tratta dal Telegraph[1]
Un'attenta ricerca all'interno dei quotidiani
economici nostrani non ha invece prodotto alcun
risultato, si vede che quando si tratta di aziende
del nord tutti tengono un comportamento omertoso,
pardòn, le bocche chiuse...
Infatti il Credito Siciliano
è di proprietà delll'istituto bancario lombardo
Credito Valtellinese, ed è proprio a
quest'ultimo, che l'articolo del quotidiano inglese
si riferiva, e per il quale ci siamo preoccupati.
In particolare, secondo il Telegraph, questa banca
non avrebbe pagato ai sottoscrittori, i bond in
scadenza ad aprile.
"Il Credito Valtellinese è
diventata giusto ora la prima banca europea a
memoria d’uomo a saltare la redenzione di una sua
obbligazione redimibile, sollevando allarme su
possibili più gravi problemi nel sistema finanziario
italiano"[2]
In pratica, scrive ancora l'ex
giornalista di Avvenire, "Il Credito
Valtellinese ha dunque mancato di ripagare ai
creditori titoli redimibili (callable bond) per 150
milioni di euro, con scadenza al 30 aprile,
preferendo pagare invece ai suoi creditori, nelle
cui mani ha lasciato quei bond, 160 punti
d’interesse in più. I detentori dei bond ricevono
interessi più alti, ma non si vedono restituire il
capitale. Lo vedranno mai più?
Ecco il dubbio. Le banche europee
nell’ultimo decennio hanno raccolto immense quantità
di denaro spacciando questi bond, note in banca come
LT2 e nel gergo come «callable note», ossia
obbligazioni richiamabili, perchè le banche
debitrici hanno l’opzione di ripagarle prima della
scadenza, a date prefissate.
Gli investitori considerano queste
obbligazioni meno rischiose, proprio perchè si
aspettano di vedersele ripagare ad una data previa,
anzichè aspettare la data di maturazione, più
lontana.
In tempi normali, nessun problema: la
banca ripaga l’emissione e allo stesso tempo rinnova
un’altra emissione di pari importo, che viene subito
comprata dal mercato perchè i «callable bond» sono
considerati sicuri. Ce ne sono anzi di «perpetual»,
nel senso che non hanno dato di espirazione: vengono
rimborsati a date fisse, altrimenti l’investitore
riceve interessi più alti (ma non vede più il
capitale).
Tutto lo spaccio dei callable bond
si basa sul fatto che le banche optano per il
pagamento anticipato a date fisse. E’ questo che li
rende negoziabili.
Ma ora il Credito Valtellinese ha
rotto i ranghi, per la prima volta a memoria d’uomo,
mettendo a rischio anche questo mercato. Perchè?
E’ ovvio: preferisce pagare un
interesse di 160 punti-base superiore, perchè
comunque è inferiore a quello che dovrebbe pagare
per rifinanziare quel suo debito. Con il mercato del
credito interbancario alle stelle, diventa più
costoso ripagare il debito che pagare la penale.
Intanto, il rischio della «estensione» (di due
obbligazioni identiche, la più rischiosa è quella a
scadenza più lontana) è tutta a carico dei clienti
creditori acquirenti del bond.
Le banche europee non hanno finora
mai mancato una redenzione, perchè tutto il trucco
della sicurezza e negoziabilità dei bond si basa su
quello. Ma ora il Valtellinese ha inaugurato una
tendenza, che quasi sicuramente troverà imitatori.
Le banche europoidi hanno in
scadenza quest’anno 8 miliardi di euro di queste
callable note, e certo non hanno alcuna voglia di
raccogliere capitale ad alto costo per ripagarle, in
tempi come questi. Pagheranno interessi più alti, ma
non il capitale che si sono fatti prestare dagli
investitori. Probabilmente mai più.
Certo, le banche perdono in
reputazione. Quella reputazione che si suppone
salvaguardi i risparmiatori: non possono allarmare i
detentori di quei bond saltando una data di
redenzione, altrimenti la prossima volta che
chiederanno soldi al mercato riceveranno sputi in
faccia.
Ma la reputazione delle banche è
già a terra, visto che le banche stesse si domandano
interessi esosissimi per prestarsi denaro a vicenda,
ben conoscendo l’insolvenza virtuale l’una
dell’altra.
Quanto a tornare a chiedere
soldi sul mercato, sanno perfettamente che non
se ne riparlerà per molti, molti anni. Così,
tranquillamente, vengono meno ai patti. Con la
tacita complicità dei «grandi» media, di Draghi,
della Banca Centrale Europea.
Ci saranno politici abbastanza
coraggiosi da strappare il comando a questi
mascalzoni in completo scuro?"
Che si stia per verificare anche
in Italia ciò che successe alla banca inglese
Northern Rock a causa della crisi dei
tristemente noti "mutui sub-prime"?
Infatti i lettori ricorderanno
quando qualche mese fa gli sportelli
delll'istituto di credito inglese furono presi
d'assalto da correntisti per chiudere i propri
conti correnti in quanto temevano di perdere i
propri risparmi.
Cosa successe poi?La
Northern Rock fu nazionalizzata, alla gran
faccia del liberismo inglese e della BCE, la quale
in questi giorni ci sta con il fiato sul collo, e ci
continua a dire che il governo italiano non può fare
più prestiti all'Alitalia per "questioni
concorrenziali"...
Clienti in fila
alla Northern Rock per chiudere le proprie
esposizioni.